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Lettera inviata dall'Ing. Sandro Bassetti, ricercatore storico, a Enio Navonni sul Gattamelata

Caro Enio,
in uno degli ultimi incontri telefonici tra noi mi riferisti della diffusa diceria sulla sfortuna; Gattamelata, imputato anche di essere menagramo ovvero colui che porta "jella" o "sfiga", come dicono i giovani facendo suicidare nell'aldilà Manzoni o Dante. Ma è possibile che nel terzo millennio ci sia chi creda ancora a queste cose? Comunque, dopo aver studiato a fondo la vita del
Gattamelata ritengo che questa diceria, che esiste solo in provincia di Terni, sia stata messa in giro da ignoranti della vita del Condottiero per scopi che non riesco ad immaginare. Ad esempio., va ricordato che l'ingresso principale della Fiera di Milano, Porta Gattamelata,  è dedicata al Gattamelata da quasi cinquant'anni, ma li vi si sono fatti solo ottimi affari, non vi è morto alcuno e
nessuno si è mai lamentato di qualcosa, anzi, la costruzione è uno dei simboli del boom economico dei favolosi anni '60.                             
Ma lasciamo superstiziosi e fattucchiere e torniamo nella realtà storica dei fatti. Il Gattamelata è un uomo eccezionalmente fortunato e di ciò esistono numerose prove a suo carico. La più importante è che lui, pur avendo combattuto per oltre 55 anni ed essendo stato ferito anche gravemente, muore nel suo letto alla venerabile età, ieri più di oggi, di 72 anni. Nessuno a quel tempo, esercitando la sua professione di soldato ha mai vissuto tanto: solo John Hawkwood, detto Gin vanni Acuto muore a 73 anni. Francesco Bussone, detto il Conte di Carmagnola è decapitato a 42 anni. Biordo Michelotti, viene assassinato a 46 anni. Bonifacio Cane, detto Facino a 52. Andrea Fortebracci, detto Braccio Fortebraccio da Montone muore in battaglia a 56 anni, Alberigo dsi Conti di Curdo, detto Alberigo da Barbiano muore in battaglia a 61 anni.
II Gattamelata guadagna, somme enormi  nel 1438 ha uno stipendio mensile di 500 ducati d'oro,, ovvero di 1.779.5 grammi d'oro zecchino a titolo 1000, che oggi, al valore di 10,70 € al grammo equivale ad € 19.040,65 ovvero a 36.867.839 vecchie Lire al mese, n tutto netto, esentasse ed esclusi i premi. Per il figlio di un fornaio delle campagne di Todi emigrato a Narni non è poco, e, "  certamente, non è sfortuna. Riceve in dono il feudo di Valmarino ed oltre a ciò, nel settembre 1438, il figlio del fornaio emigrato entra a far parte della nobiltà della Serenissima Repubblica di Venezia, la maggiore potenza dell'epoca. Così si legge nel documento ufficiale: "si abbia'il ringraziamento che lo stesso magnifico Gattamelata con i suoi figli e discendenti-legittimi sia e debba essere nostre ' Nobile concittadino e faccia parte del nostro Maggior Consiglio, con tutte le condizioni attribuzioni, privilegi e poteri degli altri Nobili nostri del Maggior Consiglio".
Contrariamente agli altri condottieri del suo tempo Erasmo riesce ad avere una casa nella quale rifugiarsi dopo le asprezze delle battaglie e dove circonda la sua donna (Giacoma Boccarini BrunorI da Leonessa) di un affetto e di una considerazione impensabili in quei tempi Egli l'ha eletta a sua compagna fedele, destinata a dargli una nidiata di figli che lo circondano di affetto. In effetti le case sono tre, una più principesca dell'altra: una a Padova in pieno centro storico (non lontana da quella di Bartholomeo Liviano d'Alviano), una a Venezia poco dopo Rialto ed una a Montagnana. Inoltre il Gattamelata: gode di un impiego superpagato fino alla sua morte; non è mai disoccupato; ha sempre ricevuto il saldo dei suoi crediti; non ha mai fatto debiti; i congiunti, moglie, figli e nipoti, sono tutti morti dopo di lui.
Anche dopo la morte continua la sua fortuna, se si può dire così. La sua tomba è nella cappella più importante della basilica di Sant'Antonio da Padova: quella del Santissimo; il suo bastone di cornando è accanto alle reliquie di Sant'Antonio, la sua armatura è al Palazzo Ducale a Venezia: le sue case sono ancor oggi in pieno splendore; gli sono dedicate messe per due secoli oltre il suo decesso. A lui è innalzato quello che è considerato il maggiore monumento equestre esistente, opera di Donateilo.
Se questo significa essere circondato dalla sfortuna, vorrei circondarmene anch'io. Gli unici ai quali mi risulta portasse sfortuna il Gattamelata erano i suoi nemici.