» un itinerario tra la storia e la buona tavola

a soli 20 chilometri da Terni e 322 metri sul livello del mare, "Acquas-par-tas" fu probabilmente un "pagus" romano di notevole importanza, dove le legioni imperiali sostavano per riposarsi e rifocillarsi. Una delle testimonianze più probanti del ruolo svolto da Acquasparta per i traffici di allora lungo la consolare Flaminia la si può riscontrare nei resti del ponte romano sui quali sorge l'antica chiesa di San Giovanni in Brutis, a pochi .passi dal paese. Distrutta nel 731 "Carsulàè" dai longobardi, sembra che analoga sorte toccò ad Acquasparta, che in precedenza aveva "esortato i Carsolani a riparare tra loro dopo l'eccidio che i barbari fecero dell'infelice città". Villaggio ai tempi di Roma, "Acqua dividit" diventa un centro fortificato nell'alto medioevo ad opera della potente famiglia Atti di Todi. Pare appartenente per alcuni anni al ducato longobardi di Spoleto, intorno al 1000 viene incorporata nelle terre Arnolfe, nel 1115 è sotto la giurisdizione dell'Abbazia di Farfa, dipendenza riconfermata nel 1118 dall'Imperatore Enrico V. Sempre in questo periodo l'Abate Baraldo riceve una donazione perché, "Tigrino, detto Tinioso, figlio di Guido conte, avendo oblato nel. monastero di Farfa suo figlio Pietro, dona a questo monastero l'ottava parte di quello di Santa Barbera, presso il castello di Acquasparta". Verso la fine del 1200 il castello si sottomette alla autorità del ve scovo di Todi, entrando così a far parte di quel contado, del quale ne seguirà le sorti per oltre due secoli. All'inizio del 1240 di Acquasparta prende possesso; toccando le porte del castello con la sua lancia, Federico II di Svevia. Composto da 195 fuochi nel 1290, nel 1387 Papa Urbano VI toglie il castello di Todi per darlo a Catalano degli Atti, “nobile milite tudertino", per ricompensarlo dei servizi fatti, alla chiesa, e per punire Todi, ribellatosigli durante la calata ih Italia di Ludovico il Bavaro. I danni provocati dalle lotte fra guelfi e ghibellini, quelli derivanti dalle guerre con Quadrelli e Casigliano, le scorribande delle compagnie di ventura, l'assalto portatogli da Francesco Piccinino, riducono così male Acquasparta, tanto che il castello viene esonerato dal pagamento di dazi e gabelle. Oltre alle carestie, e le pestilenze, i fatti testé ricordati inducono gli acquaspartani a pagare 2200 fiorini d'oro (siamo nel 1437) per ottenere la cittadinanza di Todi e riceverne protezione. Elevata alla dignità di "Terra" nel 1468 perché ospitò il Cardinale legato ed altri insigni prelati, nel 1476 accoglie Papa Sisto IV della Rovere e sei cardinali, mentre a Roma infuriava la peste "Quando l'8 agosto 1489 con un suo "Breve, Innocenze VIII la distacca ... dalla giurisdizione di Todi, dichiarandolo "Terra franca”, libera, per il castello e per i suoi abitanti sembrano aprirsi prospettive assai migliori di quelle del passato e del presente, Purtroppo, però, la gioia e le illusioni furono di breve durata: le lotte fra i tuderti Atti, guelfi e i ghibellini Chiaravalle la coinvolgono e la investono in pieno. Agli inizi del '500 Acquasparta, divenuta roccaforte della, fazione guelfa todina, viene assaltata da Altobello Canale (o Chiaravalle) il quale, dopo aver semidistrutta Todi, perpetra, qui ruberie di ogni genere, seminando strage e terrore. Lucrezia Borgia, "governatrice" di Spoleto, accogliendo la richiesta della fazione todina soccombente, ottiene dal fratello, Papa Alessandro VI, l'invio di numerose truppe guidate dai più noti condottieri del tempo, quali, Paolo e Fabio Orsini, Vitellozzo Vitelli, Giampaolo Baglioni e, pare, anche Bartolomeo D'Alviano: per il Chiaravalle è la fine. Dopo un tremendo bombardamento il castello è ridotto ad un cumolo di rovine fumanti. Gli attaccanti entrano in Acquasparta, mettono in fuga gli avversati e catturano Altobello Chiaravalle, che cercava di fuggire nascosto dentro un carro di fieno (16.8.1500). La fine che gli riservano fu veramente atroce fu squartato, dato in pasto a cani e porci. Una donna, che fu soprannominata la "Sparviera", per vendicarsi della morte procurata al marito e al figlio dal Chiaravalle ne mangiò il cuore ancora caldo. La testa del Capitano di ventura, "ludibrio della gente acquaspartana", fu posta sull'inferriata di un muragliene, rimanendovi giorni e giorni. Come se ciò che era accaduto e accadeva non bastasse, arrivarono pure le invasioni straniere con Carlo VIII di Francia, coi Lanzichenecchi (quelli del "Sacco di Roma"), che perpetrarono in Acquasparta la loro parte dì soperchierie, incendi, distruzioni, furti e assassini, ai quali (1528) si aggiunse la peste. Nel 1538 Papa Paolo III, per sue esigenze strategiche fece comprare Acquasparta a Pier Luigi Farnese che vi signoreggiò per due anni, permutandola poi con Isabella Liviani (figlia di Bartolomeo D'Alviano) che nel 1535, sposando Giangiacomo Cesi, porta a questa famiglia la signoria di Acquasparta e Portarla. Isabella Liviani (o d'Alviano), mal sopportata dagli acquaspartani per avergli tolto i privilegi di cui godettero nel breve tempo delle libertà comunali, muore all'età di oltre 90 anni, nel 1585, e viene sepolta nella chiesa di Santa Cecilia, accanto alle spoglie del fratello e di uno zio, che aveva fatto traslare qui da Alviano. Suggestiva è la chiesa tomanicogotica di San Francesco (1294), ammirato il bel crocefisso ligneo e la pregevole icona della Vergine, del XV secolo, ci si sposta a Portaria (anticamente Porcaria, per la gran quantità di maiali che pascolavano nei suoi boschi) è si ordina: bruschetta al tartufo, ciriole ai funghi (locali), pizza sotto la brace con salsicce verdure prosciutto for maggio.