» VIAGGIO NEL CUORE DEL MEDIO EVO ORVIETANO
La nostra gita fuori porta ci farà conoscere le altre frazioni del comune di Baschi. Delle 11 che erano nei tempi andati, oggi ne sono rimaste 5, le altre, o sono solo un ricordo storico, o si sono trasformate in piccoli agglomerati agricoli, o in case sparse; Oggi visiteremo Acqualoreto e Collelungo, senza dimenticare Cerreto, Scoppieto, Poggio di Baschi, Salviano e Civitella, che forniscono a Orvieto grande quantità di vino per i famosi Doc ricercati in ogni dove. "Non è per campanilismo - ci dicono gli abitanti del luogo - ma l'uva delle nostre zone può benissimo sostituire qualsiasi ricostituente". Acqualoreto, a 425 m.s.l.m. quasi sicuramente deve il suo nome all'abbondanza di acque della zona e ai boschi di alloro che, ancora oggi, nelle specie di laurus nobilis esistono presso la gola del Forello, una delle frazioni che non c'è più. Nel Medio Evo era il castello imprendibile per antonomasia e oggi lo si ricorda anche per la millenaria salita detta ancora "Straccalasini". Si ripopola ogni anno, il lunedì di Pasqua, per la "Pasquarella", antichissima gita fuori porta. Definito a suo tempo "castello forte è di difficile accesso”, Acqualoreto contava nel 1290 ben trentaquattro fuochi e circa 200 anime, risultando secondo solo a Civitella. Formatosi come gli altri centri nel X secolo, faceva parte del potente sistema di fortificazioni sul Tevere, che proprio a Civitella avevano il loro apice. Feudo della potente famiglia Trinci, allora todina, fu assalito da nobili tuderti, pare capeggiati digli Atti e dai Chiaravalle (da quest'ultima famiglia discesero i distruttori di Guardea Antica), che nel 1193 se ne impossessarono, scacciandone i precedenti proprietari. Il Sindaco veniva scelto fra gli abitanti del posto, e doveva versare una cauzione di 50 libbre d'argento di denari cortonesi a garanzia della sua probità. Personaggio famoso fu Angeluccio di Andrea da Acqualoreto che nel 1471 con ben 100 fiorini d'oro contribuì alla nascita del Monte di Pietà di Todi, ricevendone in cambio, oltre agli onori, l'esenzione per alcuni anni dal pagamento di tasse è gabelle. Collelungo, appartenente al plebato di Sant'Angelo di Izzalini, nel 1297 contava solo 15 fuochi, risultando più piccolo di Morruzze e Fulignano. Il castello, avendo però oltre 30 abitanti (regola dell'epoca), era retto da un Sindaco, che dopo il XVI secolo, con una riforma di Todi, veniva coadiuvato da "anteposti" e "massari", e ogni primo sabato dell'anno doveva recarsi a Todi per relazionare al Podestà sui fatti accaduti. Di tendenza guelfa, Collelungo, sul finire del '400 visse momenti drammatici, quasi fatali per la sua esistenza, perché venne coinvolto nelle drammatiche vicende politiche di Todi che, guidato dal ghibellino Altobello Chiaravalle si opponeva alle pretese di Alessandro VI Borgia e del suo inviato Gaspare Torelli. Abbandonato nella lotta da Ludovico di Gabriele capo degli Atti, che passò con il Borgia, Altobello Chiaravalle fu assediato in Acquasparta da Vitellozzo Vitelli, Giampaolo Baglioni, Paolo e Fabio Orsini e venne ucciso. Fu squartato dal popolo per vendetta e una donna, per averne addentato il cuore ancora caldo, venne soprannominata "La Sparviera".
