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1a traversa a sinistra di Via L. Nobili
(dal lato Piazza San Francesco)
La via prende il nome dall'omonimo oratorio, edificato nel 1588 dalla confraternita della Croce Santa; diventato proprietà della Congregazione di Carità, era prima della guerra chiamato teatrino Carlo Goldoni, per omonimia con il teatro antico di Terni ormai distrutto. Danneggiato dai bombardamenti fu parzialmente ripristinato e l'ampio locale, coperto a volta, fu tramezzato per destinarlo a pubblico dormitorio. Nel 1946-47 l'amministrazione comunale lo fece demolire per costruire una casa d'abita¬zione, tuttora esistente e in cui sono stati incorporati i due antichi portali recanti l'iscrizione: " Crucis almae domus".
1a traversa a sinistra della Via Corona
(dal lato Corso Vecchio)
I De Filis discendevano da un ramo della famiglia Cesi che da Angelo, gonfaloniere di Terni nel 1515 e 1531, si chiamarono De Filis per contrazione di “de filis Angeli Caesii”. Della famiglia si ricordano sopratutto i fratelli Anastasio e Angelo. Anastasio (Terni 1577 — Napoli 1608) fu membro fondatore dell'Accademia dei Lincei (1603) insieme a Federico Cesi e ne fu il primo segretario, assumendo il nome di Eclissato. A Napoli, dove morì, collaborava con Giovanni Battista della Porta. Le sue opere, che erano conservate nella biblioteca Albani, andarono perdute. Angelo (Terni 1583 — 1624), entrò a far parte dell'Accademia dei Lincei dopo la morte del fratello, nel 1612. Il 9 novembre dello stesso anno presentava, in una seduta dell'Accademia, il manoscritto delle lettere di Galileo intorno alle ' Macchie solari ' di cui curò l'edizione a stampa. Curò anche l'edizione del 'Saggiatore', stampata in gran fretta perché i Gesuiti non l'impedissero. Fu il primo bibliotecario dell'Accademia dei Lincei.
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5a traversa a sinistra dei Corso Tacito
(dal lato Piazza della Repubblica)
Benedetto Faustini (Terni 1836-1895). Acquisito il titolo di architetto accademico presso l'Accademia di Belle Arti di Perugia, a Benedetto Faustini deve molto l'immagine della Terni dell'Ottocento; al suo nome è legato il progetto per l'apertura di Corso Tacito, prima operazione urbanistica importante che segna l' inizio delle grandi trasformazioni subite dalla città a partire dalla seconda metà dell'Ottocento, e la sistemazione della Piazza Maggiore. Architetto eclettico non privo di abilità compositiva e di cultura storica, è così ricordato dal Gradassi in una cartolina commemorativa: 'Fece suo nutrimento dell'arte romana e gotica; e qualunque progetto ideasse, erano porte ogivali, snelli veroni, luminose quadrifore, fastigi merlati, torri munite di feritoie, di versatoi e cannoniere. E di questo suo dise¬gnare fantasioso ed elevato lasciò impronte durevoli nelle mura^medioevali, per le piazze e nelle vie cittadine'. Tra le opere più importanti si segnalano: l'edificio della Cassa di Risparmio a Corso Tacito, il tracciato del canale Nerino, i restauri di Palazzo Mazzancolli e del Palazzo Comunale, la ricostruzione delle case Moriconi e Laurenzi, il palazzo Faustini a Corso Tacito, il restauro del convento di San Francesco.
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2a traversa a sinistra di Via Cavour
(dal lato Viale di Porta S. Angelo)
Già via delle Carrozze, così intitolata dopo il 1860, sull'onda delle celebrazioni risorgimentali, in onore di Federico Fratini (Terni 1828-1887) che qui aveva la sua casa natale.
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1a traversa a sinistra di Via Cavour
(dal lato V.le di Porta S. Angelo)
La via del Leone che da via Cavour attraverso l'arco “de lu fraticillu” conduce a piazza S. Francesco è una delle poche strade del centro cittadino che, non avendo subito molte demolizioni e trasformazioni, ha conservato
L'arco deve la sua denominazione all'affresco conservato sul fianco sinistro, raffigurante l’Immacolata Concezione con S. Antonio di Padova " del tardo Cinquecento pesantemente ridipinto. In basso è l'iscrizione: “Verso un vil servo, Madre i sguardi volgi”.
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4a traversa a destra della Via 1° Maggio
(dal lato Via Cassian Bon)
Luigi Lanzi (Stroncone 1858 - Terni 1910) frequentò le scuole primarie e ginnasiali a Terni e Todi, poi si trasferì a Roma per frequentare il liceo.
La sua passione giovanile fu il teatro per cui abbandonò gli studi entrando a far parte di una compagnia di attori.
Durante il servizio militare ricominciò a studiare e si diplomò maestro e segretario comunale. Nel 1881 fu nominato istitutore nel convitto comunale di Terni; solo un anno dopo ne divenne rettore.
Nel 1896 fu nominato ispettore agli scavi e monumenti, succedendo a Benedetto Faustini; incarico che gli permise di sviluppare i suoi interessi storico-artistici e archeologici. Il periodico mensile 'II convitto di" Terni' (1896-1910) riporta spesso la cronaca di visite a paesi, città, ruderi e castelli di cui il Lanzi sviscerava per i convittori la storia e la bellezza: e il giardino e il pianterreno dello stesso convitto pian piano si riempivano di epigrafi, frammenti archeologici, un sarcofago romano, ecc.
Le sue numerose pubblicazioni testimoniano di molti importanti avvenimenti di cui il Lanzi fu protagonista: la 'riscoperta' della cripta della Cattedrale di contro alle notizie dei vecchi agio-grafi come l'Angeloni e lo Jacobilli, gli studi sulla cappella Paradisi e sull'araldica, gli scavi della necropoli nell'area dell'Acciaieria da lui diretti e altri attenti studi che hanno contribuito a stimolare la conoscenza della storia locale.
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II nome ricorda la martire ternana Agape e la chiesa a lei dedicata che sorgeva appunto nel rione Castello.
Dopo palazzo Carrara, sulla sinistra s'incontra il retro del Teatro Comunale rifatto dopo i bombardamenti; poco oltre, sulla destra, sono visibili i resti di una torre conservatasi per un alzato di circa quattro metri.
La torre, denominata di Sant'Agape, ricorda oltre al toponimo della via, la chiesa intitolata alla martire ternana discepola di S. Valentino. Dell'edificio, documentato nelle stampe seicentesche, si sa soltanto che doveva sorgere lungo l'attuale via dell'Ospedale Vecchio
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7a traversa a sinistra del Corso Vecchio
(dal lato P.zza Buozzi)
Anticamente era chiamata via Mattonata; nel 1867 assunse la denominazione di via dell'Ospedale, perché facilitava la ricerca dell'istituzione, trovandosi riuniti nello stesso luogo "i servizi sanitari e curativi per i nostri concittadini poveri, per i malati appartenenti alle regie truppe, e per le prostitute affette da sifilide".
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3a traversa a destra di Via Petroni
(dal lato Corso Tacito)
La via è intitolata a Ferdinando Parrabbi (†Terni 1878), volontario garibaldino.
All'incrocio tra via Barberini, via Parrabbi e via Petroni sono venuti alla luce resti di un ampio edificio costruito ad opus reticulatum, attualmente visibili negli scantinati dei locali di una autoscuola. Presso la chiesa di San Nicolao in viis divisiis, distrutta durante l'ultima guerra, che doveva sorgere nelle immediate adiacenze, furono rinvenute nel secolo scorso condutture e canalizzazioni, che facevano ipotizzare la presenza di un edificio termale.
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1a traversa a destra del Viale Campofregoso
(dal lato Viale B. Brin)
II toponimo si riferisce alla porta ed alla chiesa omonime, da tempo scomparse.
A proposito della chiesa, una fonte locale la descrive nel sec. XVII come "antichissima, con pitture dentro e fuori di vari santi, che ancora vi si comprendono, ed è sotto juspatronato della famiglia Mazzancolli". II luogo ove sorgeva era tra il Raggio Nuovo, il Serra e la porta della cinta muraria urbana che, per la vicinanza della chiesa, si chiamò porta di San Giovanni.
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1a traversa a sinistra del Corso del Popolo
(dal lato Via della Biblioteca)
II toponimo conserva il ricordo dei Priori, il cui palazzo era ubicato nel luogo dove sorge ora il Teatro Verdi. I Magnifici Priori governavano la città di Terni nel periodo tardo-medievale in numero di sei. Erano eletti per estrazione dei nomi da un bussolo custodito in una cassa dell'archivio segreto. Sedevano sugli scranni a turno in modo da essere considerati uguali tra di loro e^ rimanevano in carica un bimestre (sec. XIV) o anche solo un mese (sec. XV). Aveva¬no l'obbligo di non lasciare il palazzo se non per affari pertinenti alla loro carica, e la persona e il comportamento erano regolati secondo severe leggi, trasgredendo le quali veniva, loro comminata una multa o la perdita dello stipendio. Nel 1712 il vecchio palazzo, già in disuso come residenza dei Priori dalla seconda metà del sec. XVI e gravemente danneggiato dal terremoto del 1703, fu affittato per 24 scudi annui all'appaltatore del forno pubblico. Nello stesso anno il Comune acquistò il palazzo Carrara dove trasferì la propria sede nel 1732. Dopo l'Unità (1878), il Comune si insediò nell'ex Palazzo Apostolico, in piazza della Repubblica.
Ex chiesa della Madonna del Ponte.
Al di là del ponte romano, all'incrocio tra la via Flaminia e la strada delle Grazie, sorgeva un'antica cappella, trasformata in tempietto nel 1612 con pubblica spesa quando fu ultimato il Ponte Paolo, ed intitolata alla SS.ma Vergine del Ponte. Fu sede della confraternita laica omonima, che si occupava di aiutare i pescatori e i viandanti che sostavano alle soglie della città, riscuoteva i pedaggi e soc-correva i malcapitati che cadevano nel fiume. Riaperta al culto verso il 1885, ne ebbero cura le Carmelitane, prima di essere trasferite a San Martino. Della chiesa, danneggiata insieme con il ponte dal bombardamento, ora non rimane traccia.
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Al termine del Corso del Popolo a destra
(Incrocio con Viale Lungonera Savoia)
La strada s'incontra prima del ponte, sulla destra, e prende il nome dalle mole, da olio e da grano, insediate nella zona e chiuse nel 1921 assieme al canale che le alimentava, detto forma del Pastore, derivato a sua volta da quello dello Staino.
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Da P.zza Europa a Via Campofregoso
Era anticamente nominata via del Sesto, perché conduceva al ponte romano di marmo fatto costruire da Sesto Pompeo. La presenza del ponte che, scavalcando il Nera, collegava Terni con la strada per Rieri avvalora l'ipotesi che via Garibaldi fosse stata, insieme con via Cavour, il decumano della città romana.
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Da Piazza della Repubblica a Piazza Briccialdi
Via Roma, insieme con l'attuale Corso Vecchio che rappresenta la sua continuazione, coincide molto verosimilmente con l'antico cardo maximus, tagliato ortogonalmente dal decumano via Cavour - via Garibaldi.
Tutto il quartiere Duomo in generale, e specialmente le strade trasversali a via Roma, come via dell'Arringo o via Aminale, sembrano ricalcare la probabile rete stradale di epoca romana.
L'antichità della strada, e quindi la sua originaria organizzazione, è confermata da alcuni edifici di età romana con essa orientati, come il podio di un edificio templare sotto la chiesa di San Giovannino o la parte postica della frons scenae del teatro.
La strada, che costituiva il percorso urbano della via Flaminia, ha conservato, come tutta l'area viciniore, quasi inalte¬rato il tracciato organizzato dall'urbanista antico e non è stato deformato dagli abusi dell'edilizia abitativa in età medievale.
Va notato che nelle aree immediatamente adiacenti a via Roma non si trovano strade sghembe o diagonali, ma tutto conserva un impianto regolare.
Soltanto con il tardo medioevo, venute meno alcune esigenze di carattere difensivo (non a caso al termine della via Roma fu impiantato il Cassero) e determinatasi una nuova richiesta di aree utili per lo sviluppo urbano, tutta l'area fu soggetta a nuova urbanizzazione che ha ricalcato l'originaria distribuzione urbana.
