» RAIMOMDO TOMASSONI

"sotto la bandiera del mentovato Granduca, coraggiosamente portatosi nella difesa di Chiaverino, ebbe nello sforzo di recuperare Strigonia da Celso Celsi, nobile e valoroso Romano, l'onore della sua insegna, ne mancando in tale opportunità della usata prodezza e ardire, gli fu appoggiata una compagnia: nel cui maneggio adoperassi in guisa, che dovendo si, per la ricuperazione di Ferrara, l'eccellentissimo Generale trasferite in Italia, si dichiarò volerlo in altro importante carico avanzare: ma giunto il Tomassoni in Rimini, fù colà dalla morte oppresso".

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GREGORIO MAZZANCOLLI

"primo Alfiere del cavaliere Viviani da Camerino, dandosi un generale assalto alle mura di Strigonia per ricuperarla, mostrò sovrano ardire, perciocchè quantunque gli percotesse la mano, che stringeva la bandiera, un vaso di fuoco artificiato, che con la maggiora parte dell'insegna bruciò anche a lui il volto, onde ne restò in suo pregio per sempre segnato; si mantenne nondimeno per vigore d'animo contro un così fatto empito intrepido, non mancatagli la protezione del Cielo, che s'impegna nei più forti e risoluti, ne' lasciò l'asta ne' il posto abbandonò, o di tale decisione mostrassi sgomento: che anzi la incominciata fazione proseguendo, fu egli il primo, che con franco ardire ed evidente pericolo, piantò su quelle mura l'ecclesiastica insegna, perlocchè molto dal Generale e dall'esercito lodato, n'ebbe in guiderdone una pesante catena d'oro, e il comando di una già fatta compagnia: come poscia altre due simili ne comandò con sua lode nella fortezza di Ferrara,e in Avignone, laonde il cardinale Pietro Aldobrandini, di Clemente nipote, tenendolo in particolare stima, volle che con decente trattamento dimorasse in sua vita appresso a lui".

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» GIO. FRANCESCO TOMASSONI

"andato prima Alfiere del capitano Raimondo dato di se' quel saggio di valoroso, che richiedeva l'esser nato dal celebre colonnello Lucantonio, fu anch'esso dall'eccellentissmo generale applicato al comando di una compagnia; ed ebbe dappoi altri impieghi di presidii, specialmente in Ferrara”.

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» FRANCESCO GIOCOSI

giovane di 17 anni, alfiere del capitano GREGORIO MAZZANCOLLI, nella campagna sotto Vaccia, mostrossi di buon cuore e spiritoso, e fu in quella di Canissa onorato di una compagnia, e governatala non da giovane, ma bensì da esperto capitano, gran lode riportonne.

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» GIUSEPPE LICCUSINI

“servito ch' ebbe per l'uno degli eletti, a portare vicendevolmente lo sten dardo di santa Chiesa, consegnato in Roma dal Pontefice al Generale Gio Francesco Borghese, ne conseguì il riconoscimento di una compagnia: come nel ritorno ne comandò un'altra nella nuova fortezza entro Ferrara".

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» SILVESTRO SPADA

spada

 

"mosso da generoso stimoli d'acquistarsi riputazione e fama, si trasferì con intrepido partito in Fiandra, e diventatovi capo di una compagnia di cavalli, trovossi con essa in più fazioni; finchè vinto da periglioso morbo, con la vita anche il preso e dimostrato ardimento colà depose".

(Il ritratto di Silvestro Spada ,1555/1597, si trova nell'ufficio del Sindaco di Terni).

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» GIUSEPPE CIAMBORLANI

“d'Innocenzo nipote, da esso egualmente coi figliuoli allevato e nutrito, fatto alfiere del cavaliere Francesco Nappi, avuto dallo zio a proprie spese l'accompagnamento di più suoi amici, seguitò con questi il generale Gio Francesco Borghese nella guerra d'Ungheria, e mostrato si sotto Canissa, fino all'ultimo sbandamento dell'esercito assai valoroso, fu promosso dal Generale, e dopo esso da due figliuoli, l'uno dopo l'altro nella dignità succeduti, al colonnellato e capitanato rispettivamente dai soldati e milizie a piedi e a cavallo e bombardieri nella città di Ancona e suo stato, e anche al governo delle armi”.

E perchè egli ebbe nelle fazioni di Ungheria la fedele assistenza dell'alfiere T0MMASO SETTE , Ternano, dichiarollo in questa opportunità suo capitano di milizie e generale luogotenente nei narrati carichi. Aveva esso alfiere molto prima servito con tal titolo la repubblica di Venezia in Zara; sicchè volonteroso di adoperarsi là, dove la pratica della guerra si affina con l'esercizio nei pericoli; sbrigato si di Ancona, si trasferì di nuovo venturiere in Ungheria, dove dal colonnello ANASTASIO CIANCHEROTTI, allora colà capitano, provveduto d'impiego di Capitano fu trattenuto, e portatosi nel tutto da valoroso, ritornato in Italia, fu dal granduca di Toscana, dichiarato suo stipendiario in Livorno;" e intervenuto perciò nelle imprese fatte dalle galee e galeoni di quell' Altezza, in diversi luoghi mostrò tal valore col riportarne delle ferite, che non pur meritò moltiplicato lo stipendio, ma di essere anche dichiarato capitano dell' Infanteria, che sulla galea capitana si opponeva agl'inemici: raccogliendosi il tutto anch'oggi dalle patenti di lui.

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» GIO. SILVESTRO LAURI

Andò alcun tempo dappoi venturiere in Germania GIO. SILVESTRO LAURI pur di Terni, che nel reggimento del priore di Roma fr. Aldobrandino Aldobrandini, conseguì per il suo dimostrato ardimento un'insegna; e più oltre portato l'avrebbe il merito, di cui generalmente faceva acquisto, se nella fazione, in cui morì Gustavo Adolfo re di Svezia, non fosse restato anch' egli, mentre coraggiosamente il suo carico sosteneva, da colpo di moschetto abbattuto".

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» DOMIZIO GUBERNARI

L'ultimo personaggio che l'Angeloni nomina è il "capitano DOMIZIO GUBERNARI, che anche fu in Perugia uno degl'ingegneri dell'esercito Pontificio, nell'occorrenza dell'ultima guerra in quelle parti" e che ci ha lasciato "la forma della descritta città di Terni, e suo territorio, castella, e rurali chiese in quello contenute".

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» GIORGIO PEROTTI

Francesco Angeloni, e la sua Storia di Terni. .....1537: "Privò (il papa, ndr) degli stati i Colonnesi, e investì del ducato di Paliano il proprio nipote, alla difesa della qual piazza trovato si per i Colonnesi il capitano Gio. Giorgio Perotti da Terni, restò questi atterrato di un colpo di moschetto nella bocca, mentre a valorosamente combattere esortava i suoi soldati".

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» GIO. GIACOMO PARADISI

1565: ..... "Segue a dire il Corso, e lo conferma Giacomo Bosio nella sua istoria di Malta parte terza, che avendo il re Filippo TI destinato sotto D. Grazia di Toledo il medesimo soccorso; comparvero da più lati vari venturieri per esporre in tale occorrenza le vite loro e mercar gloria, fra i quali con Ascanio della Corgna andò venturi ere Quintilio da Terni: e Paolo Sforza ebbe con lui venturi ere il capitano GIO. GIACOMO PARADISI di essa Città, e colà dal primo all'ultimo, dice il Bosio, tutti si segnalarono, giacchè i pericoli vi furono grandi, frequenti e quasi insuperabili, rispetto al numerosissimo esercito dei Turchi".

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» MARCELLO PARADISI

1573: "Dell'onorato fregio della croce dei santi Maurizio e Lazzaro pregiavasi negli stessi tempi MARCELLO PARADISI da Terni, esser di quella per merito di sua virtù onorato: conciosiachè avendo per alcuni anni servito di alfiere sulla capitana di Savoia, gliene avvenne il conseguimento di essa croce. Trasferitorsi venturiere con conte Sforza Santafiore al soccorso dei cattolici con genti di Pio V nella Francia contro gli Ugonotti, operò il Paradisi in quelle guerre ciò, che ad un uomo vago di fama s'appartiene; e fu perciò alla cura di lui commessa la città di Carpentars, che dai nemici tenne difesa; e poscia condottosi col carico di capitano contro il bastardo del re Sebastiano di Portogallo, ebbe anche nel destinato soccorso per Famagosta il comando di una galea".

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» LUIGI PARADISI

"Visse ad un tempo il capitano LUIGI PARADISI di essa Città (di Terni, ndr) che avendo militato in Francia contro gli Ugonotti, giunse a tal credito nel militare esercizio appresso Carlo Emanuele duca di Savoia, che giudicatolo meritevole di ogni favore, secondo appare da sue lettere patenti, date in Torino il 18 maggio 1584, dichiarono suo capitano con vari privilegi".

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